6 Aprile 2025
Quinta domenica di quaresima
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Is 43, 16-21
Sal 126
Fil 3, 8-14
Gv 8, 1-11
Commento al Vangelo della Domenica di don Gianni Baget Bozzo
Neanch’io ti condanno
Il Vangelo di oggi è il Vangelo della tenerezza divina ed umana di Gesù. Della tenerezza divina: chi, se non Dio, può rimettere i peccati? Per i giudei questa era una novità insostenibile: solo Dio può rimettere i peccati. Gesù lo faceva e quindi proclamava la sua divinità, facendo un atto che significava una autorità divina. Ma la donna non ha espresso la sua conversione, essa non ha altra voce che il suo peccato e la sua condanna ed infatti Gesù non parla di conversione, non elogia la sua fede. Dice soltanto: neanch’io ti condanno. Ma ciò è per i giudei persino peggio: significa che egli abroga la Legge. Essa prevedeva per l’adultera la lapidazione.
Gesù cancellava una norma della Legge. Nessuno doveva morire per il suo peccato. Questo cambiava la Legge ebraica nella sua radice. Essa era fatta per governare un popolo politico, ed era quindi un codice di diritto. Ma Gesù si rivolgeva non ad un popolo ma a delle persone. E voleva la loro salvezza, non la loro morte. Gesù portava agli uomini la vita divina: e la vita divina è comunicata alle persone. La Chiesa come istituzione è un sacramento di salvezza. È una potenza oggettiva il cui vertice è l’eucaristia. È una istituzione sulla terra, una comunione in Dio, ma non è una «comunità», come oggi si ama dire. La comunità esprime la trascendenza del gruppo sui singoli, mentre i cristiani hanno «la loro vita nascosta con Cristo in Dio».
Gesù affronta i giudei che volevano condannare la donna adultera con una semplice parola: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». E poi si mette a scrivere per terra. Che cosa scrive Gesù? Perché vi è un rapporto tra quella scrittura ed il mutamento dell’atteggiamento degli accusatori.
Vi sono al riguardo molte ipotesi, la più convincente mi è sembrata questa. Gesù scrive sul terreno la norma della Legge riguardo ad una donna sospettata di adulterio. Era lecito solo sorprenderla in fragrante, non doveva essere spiata. E gli accusatori avevano fatto appunto questo: erano stati loro i primi a violare la Legge.
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